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Per transare col Fisco non serve la continuità d’impresa

L’agenzia delle Entrate, di fronte a proposte di soddisfacimento poco invitanti (spesso formulate in contesti liquidatori) sta sostenendo in alcuni casi che la transazione fiscale dovrebbe essere preferibilmente invocata (quanto meno per l’accordo di ristrutturazione), solo in presenza di uno stato di crisi reversibile e della dimostrata capacità dell’impresa di riacquistare redditività attraverso la pianificazione di interventi di natura economica e finanziaria. Tale argomentazione è però destinata ad essere sonoramente “bocciata” a livello giurisprudenziale. Infatti, il legislatore ha stabilito che dev’essere la convenienza – e non la prosecuzione dell’attività dell’impresa – il criterio da utilizzare per la valutazione della proposta di transazione, cioè il fattore che segna il discrimine tra le proposte che devono essere approvate e quelle che devono essere rigettate. E anche in un contesto liquidatorio la transazione può permettere un soddisfacimento dei crediti tributari più elevato e più conveniente per l’Erario.

Fonte: sole24ore 20 Settembre 2021

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