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Capite cosa è una liquidazione giudiziale
In questo articolo spieghiamo cosa è la liquidazione giudiziale e ne approfittiamo per dare qualche utile consiglio su come superarla al meglio.
A chi piace l’ascolto ricordiamo che è disponibile la puntata del nostro podcast intitolata “Liquidazione giudiziale: come superarla al meglio?”
La liquidazione giudiziale (o liquidazione giudiziaria) è una procedura che scatta quando un’impresa, a seguito di grave crisi, diventa insolvente.
“Insolvente” vuol dire che l’impresa non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, ovvero pagare alle scadenze i propri creditori.
La liquidazione giudiziale si svolge presso il tribunale territorialmente competente, e viene gestita da un curatore, il quale a sua volta risponde ad un giudice.
Essere in liquidazione giudiziale significa dunque che da quel momento l’azienda non è più gestita dall’imprenditore, ma da un pubblico ufficiale (il curatore) nominato dall’autorità giudiziaria.
Chiariamo subito che non tutte le aziende rischiano la liquidazione giudiziale: per essere esposte al rischio di questa procedura bisogna che siano rispettati alcuni presupposti.
Innanzitutto deve trattarsi di imprese commerciali: la liquidazione giudiziale non è quindi applicabile ai professionisti, alle aziende agricole, agli non enti no-profit, e ai privati.
Inoltre, la liquidazione giudiziale è possibile solo se negli ultimi 3 esercizi è stata superata, anche solo per un anno, almeno una di queste soglie:
- ricavi 200.000 euro
- attivo (cioè beni di proprietà) 300.000 euro
- debiti 500.000 euro
Questa breve guida, oltre a dare consigli, fornirà anche una spiegazione delle principali fasi che compongono una liquidazione giudiziale.
Il significato di una liquidazione giudiziale è sostanzialmente identico a quello che prima del Luglio 2022 era attribuito alla parola fallimento.
Tanti imprenditori erroneamente si chiedono se la propria impresa sia più a rischio di liquidazione giudiziale o fallimento.
Chiariamo subito che liquidazione giudiziale e fallimento sono due denominazioni diverse della stessa procedura.
La parola fallimento si è sempre usata fino al Luglio 2022, quando il Codice della Crisi è entrato pienamente a regime sopprimendola e sostituendola con “liquidazione giudiziale”.
Nulla è variato invece per quanto riguarda la parola “curatore”, che continua ad essere usata anche nel nuovo Codice e non ha subito sostituzioni.
E’ bene dunque non essere tratti in inganno ogni qualvolta si legge o si vede l’espressione “liquidatore giudiziale”: si riferisce ad altre procedure, non alla liquidazione giudiziale.
Ciò premesso, qualcuno si chiede nella liquidazione giudiziale cosa cambia rispetto al fallimento: la risposta è “molto poco, quasi nulla”.
I presupposti sono rimasti gli stessi (vedi soglie dimensionali citate qualche riga più sopra) così come è rimasto uguale il generale funzionamento della procedura.
Detto questo, vediamo come funziona la liquidazione giudiziale e cominciamo da un semplice elenco cronologico che ci aiuta a capirne i vari steps.
Si precisa che tutto comincia con il deposito presso il Tribunale competente del ricorso per apertura della liquidazione giudiziale.
Il ricorso può essere depositato dall’imprenditore stesso (cioè in proprio) oppure da uno o più creditori (in quel caso, su ricorso di terzi).
Di seguito una sintesi dei passaggi successivi al ricorso per liquidazione giudiziale, ciascuno con specifica del lasso temporale nel quale si verifica.
Precisiamo che all’interno della tabella sono stati inseriti alcune frasi in scrittura virgolettata, che si riferiscono alle formulazioni letterali della norma.
Liquidazione giudiziale – schema

Prediligete una liquidazione giudiziale in proprio
Chi apre la liquidazione giudiziale è il Tribunale territorialmente competente, e lo fa sulla base di un ricorso che viene depositato presso la Cancelleria.
Questo ricorso può essere depositato da un creditore, oppure dall’imprenditore medesimo: in tale secondo caso si parla di liquidazione giudiziale in proprio.
Chi può chiedere la liquidazione giudiziale può essere un fornitore, una banca, un dipendente, in generale chiunque vanta un credito scaduto verso l’impresa.
In alternativa, come detto, può essere l’imprenditore che – senza iniziative esterne – prende autonomamente atto della sua irreversibile situazione di crisi.
Questo secondo scenario è sicuramente preferibile rispetto ad uno scenario dove la liquidazione giudiziale è attivata su iniziativa di un creditore.
Prediligere una liquidazione giudiziale in proprio infatti dimostra un atteggiamento trasparente e responsabile, in quanto è l’imprenditore stesso ad ammettere il proprio stato di crisi.
Al contrario, aspettare non risolve nulla e peggiora solamente le cose: in molti casi può anche mettere in cattiva luce l’imprenditore ed esporlo a responsabilità.
Un ricorso per liquidazione giudiziale di società è disponibile in vari fac simile reperibili online, ma seguire la strada “fai da te” può essere rischioso.
Si tratta infatti di un documento molto tecnico, che deve avere determinati contenuti stabiliti dalla normativa, ed essere accompagnato da specifici allegati.
Il ricorso per liquidazione giudiziale non segue pertanto un modello standardizzato, ma va adattato a seconda della situazione debitoria in cui versa l’impresa.
Il miglior consiglio è pertanto quello di avvalersi di un professionista che abbia esperienza e competenze tecniche nella redazione di atti giudiziari.
Tale professionista può essere o un avvocato munito di procura o un commercialista specializzato in crisi d’impresa, munito di apposito incarico.
Se il Tribunale – a seguito della propria istruttoria – accoglie il ricorso, dichiara aperta con sentenza la liquidazione giudiziale, diversamente rigetta il ricorso.
L’inizio della liquidazione giudiziale coincide con il giorno in cui viene pubblicata la sentenza: tale momento pone fine all’autonomia dell’imprenditore.
Quando scatta la liquidazione giudiziale, infatti, l’imprenditore viene spossessato della gestione aziendale la quale passa immediatamente nelle mani del curatore.
Nel caso di liquidazione giudiziale in proprio – come detto – il curatore e il giudice sapranno fin da subito che l’imprenditore si è attivato spontaneamente.
E che quindi non ha aspettato di essere sottoposto in maniera forzata ad una liquidazione giudiziale da parte dei creditori.
Questo comportamento trasparente e responsabile viene apprezzato e favorisce già da subito l’instaurazione di un buon rapporto con la curatela.
Prendete subito contatto con il curatore

Molti imprenditori allarmati si chiedono cosa succede dopo l’apertura della liquidazione giudiziale, quasi come se fosse un passaggio improvviso “da bianco a nero”.
In realtà è esattamente il contrario: spesso un’azienda che arriva alla liquidazione giudiziale ci arriva dopo un processo di crisi molto graduale.
La liquidazione giudiziale è una procedura che dura anni, e nella quale – a livello operativo – il curatore subentra all’imprenditore nella gestione aziendale.
Il curatore quasi sempre non sa nulla dell’azienda, né di chi la gestisce, né del settore in cui opera: è una persona nuova che deve essere messa al corrente di tutto.
Vi consigliamo quindi di:
- prendere immediato contatto con il curatore (senza aspettare che sia lui a chiamarvi)
- presentarvi, spiegandogli il vostro ruolo all’interno dell’azienda
- fornirgli tutti i vostri recapiti
In quell’occasione, vi consigliamo di segnalargli immediatamente eventuali situazioni di pericolo, rischio, urgenze, specialmente relative ad un immobile o ad un cantiere.
Informate prima i dipendenti

Un’aspetto delicato riguarda tutte le implicazioni e le conseguenze che una liquidazione giudiziale ha nei confronti dei dipendenti.
Premettiamo subito che – salvo i casi di continuazione (diretta o indiretta) dell’attività – la liquidazione giudiziale sfocia quasi sempre nell’interruzione del rapporto.
Tuttavia, l’insorgere di una liquidazione giudiziale è quasi sempre un evento ampiamente preannunciato, non un “fulmine a ciel sereno” che piomba in maniera inaspettata sull’azienda.
L’errore che molti imprenditori fanno è quello di non dare ai dipendenti, nei mesi prima della liquidazione giudiziale, corrette informazioni sullo stato in cui si trova l’azienda.
Accade così che di fronte ad una liquidazione giudiziale dipendenti abbiano reazioni molto scomposte, che in alcuni casi possono anche creare situazioni di tensione.
E’ buona norma quindi avviare con i dipendenti delle costanti interlocuzioni preventive affinchè si preparino psicologicamente ad interfacciarsi con una liquidazione giudiziale.
Da un lato queste interlocuzioni hanno funzione psicologica, e fanno in modo che per i dipendenti la liquidazione giudiziale non sia un evento improvviso.
Dall’altro hanno la funzione di dare informazioni corrette ai dipendenti riguardo alle tutele che la normativa prevede per i loro crediti di lavoro.
Ad esempio, una particolare attenzione meritano i crediti derivanti da trattamento di fine rapporto e dalle mensilità immediatamente precedenti alla fine del rapporto.
I crediti per TFR e per ultime 3 mensilità sono infatti coperti dal fondo di garanzia dell’INPS anche se la liquidazione giudiziale non ha fondi.
E a livello generale i crediti di lavoro dipendenti hanno un grado di privilegio molto elevato, pertanto sono tra i primi ad essere pagati in una liquidazione giudiziale.
Quando il curatore entra in carica, è importante segnalargli immediatamente i dipendenti in forza, e predisporre prima possibile un elenco nominativo con recapiti.
Coadiuvate le operazioni di inventario

L’inventario rappresenta una fase fondamentale, in quanto è quella in cui vengono individuati i beni che formeranno l’attivo della liquidazione giudiziale.
Il curatore dovrà quindi individuare, catalogare, e classificare questi beni allo scopo poi di attribuirgli un valore e valutare la loro acquisizione o meno all’attivo.
Esempi di beni da inventariare sono gli impianti, i macchinari, le attrezzature, la minuteria, gli autoveicoli, i mezzi industriali, e le rimanenze di magazzino.
Quasi sempre il curatore non conosce tecnicamente il settore nel quale opera l’azienda, in quanto è un professionista con competenze economico-giuridiche.
Potrebbe quindi essere che al curatore risulti difficile – almeno in una prima fase – individuare e catalogare i singoli beni, o farsi un’idea del loro valore.
E’ pertanto utile il supporto dell’imprenditore, che meglio di chiunque altro conosce la natura, l’ubicazione, e il valore dei beni della propria azienda.
Preparate preventivamente una bozza di inventario, ovvero un dettaglio dei singoli beni con la loro ubicazione e il loro presumibile valore di realizzo.
Preparatelo preferibilmente in formato digitale utilizzando WORD o altro programma analogo, in modo da fornire al curatore qualcosa che lui possa poi integrare o modificare.
Qualora nell’inventario ci siano cespiti difficili da valutare, mettete a disposizione i vostri contatti e il vostro know how per fornire una prima valutazione provvisoria.
Il curatore apprezzerà sicuramente questo supporto in quanto avrà una prima panoramica sulla consistenza dei beni, sul loro valore, e sulla loro commerciabilità.
Il curatore, una volta inventariati i beni, dovrà nominare un custode che si occupi di salvaguardarli ed evitare furti o danneggiamenti.
Offritevi di svolgere tale incarico, e tenere conto che non comporta nulla di impegnativo o gravoso, bensì un semplice dovere di vigilanza generale.
Spesso accade che nell’inventario siano presenti beni di modesto valore o scarsa commerciabilità, beni per i quali il curatore dovrà ovviamente reperire un potenziale acquirente.
In questo caso, è consigliabile aiutare il curatore nel reperimento di qualcuno del settore che possa formulare offerta a corpo e rilevare tali beni in blocco.
Anche questo aiuto sarà molto apprezzato dal curatore in quanto gli eviterà oneri di custodia nonché il rischio di chiudere la procedura a zero.
Se la liquidazione giudiziale comprende solamente beni di valore modesto e scarsa commerciabilità, ciò può anche portare ad assenza di realizzo, ovvero attivo pari a zero.
I casi di chiusura liquidazione giudiziale per mancanza di attivo sono tutt’altro che infrequenti, accadono spesso e non portano ad alcuna soddisfazione per i creditori.
Questo ha anche conseguenze sull’importo del compenso spettante alla curatela, in quanto la normativa parametra tale compenso (soprattutto) all’entità dell’attivo realizzato.
Favorite la salvaguardia dell’azienda

Non sempre la liquidazione giudiziale coincide con la cessazione dell’attività: tutto dipende dalle valutazioni che vengono svolte dalla curatela.
Ci sono molti casi in cui – a seguito di una liquidazione giudiziale – l’attività aziendale prosegue, o senza interruzioni, o con una breve interruzione.
Generalmente il motivo per cui la curatela sceglie di continuare l’attività è per salvaguardare il valore dell’azienda e i posti di lavoro.
La continuazione dell’attività può avvenire direttamente, qualora venga autorizzato l’esercizio provvisorio dell’azienda, oppure indirettamente, tramite affitto d’azienda.
L’affitto d’azienda è il caso più frequente: può essere già in corso al momento della liquidazione giudiziale, oppure può essere stipulato dal curatore successivamente.
Tuttavia un’affitto d’azienda presenta aspetti delicati, poiché bisogna esser sicuri al 100% che il conduttore dell’azienda (cioè l’affittuario) sia un soggetto solvibile e affidabile.
Se siete in contatto o conoscete soggetti affidabili che possono essere interessati a condurre in affitto l’azienda, segnalatelo al curatore.
E anche se non li conoscete, sicuramente potete essere di aiuto al curatore nel reperire qualcuno con queste caratteristiche.
Vale la pena investire tempo e sforzi per remare in questa direzione, poiché un affitto d’azienda può essere vantaggioso per tutti i soggetti coinvolti.
Quasi sempre chi sceglie di prendere in affitto un’azienda è perché – dopo un periodo di prova – intende formulare un’offerta per comprare l’azienda.
Il curatore avrà quindi maggiori garanzie che il valore dell’azienda venga salvaguardato, e voi avrete offerto un aiuto fondamentale alla procedura di liquidazione giudiziale.
Siate sempre reperibili

Può sembrare un consiglio scontato, ma una delle cose più importanti quando si attraversa una liquidazione giudiziale è la reperibilità.
Il curatore – come detto – è un pubblico ufficiale, di provenienza esterna, il quale ha poche informazioni sulla vostra azienda.
Spesso il curatore è un commercialista o un avvocato, ha una formazione economico giuridica, ma non conosce nulla del settore specifico in cui opera l’azienda.
E anche qualora conoscesse il vostro settore, rimane il fatto che non sa nulla delle vicende pregresse della vostra azienda e della sua storia.
In una situazione come questa, il fatto che il curatore possa contare su una persona reperibile e disponibile può fare la differenza.
Che la reperibilità sia telefonica o di persona poco importa, l’importante è che il curatore possa contattarvi se ha bisogno di informazioni.
L’aiuto che offrite al curatore può essere prezioso per la sua attività, e utile a voi per ottenere in futuro il beneficio dell’esdebitazione.
Consegnate la contabilità

Ricollegandosi al tema della reperibilità, è molto importante mettersi a disposizione della curatela anche per quanto riguarda tutta le attività legate alla contabilità.
La consegna della contabilità va effettuata in maniera completa e in tempi rapidi, poichè è la sentenza di liquidazione giudiziale che lo dispone.
Per il reperimento completo della contabilità e la ricognizione dei documenti è consigliabile farsi coadiuvare dalla persona incaricata dell’amministrazione.
È inoltre consigliabile lasciare traccia scritta – tramite note firmate e controfirmate – di qualsiasi cosa consegnate al curatore, affinchè possiate dimostrarlo in futuro.
Potrebbe inoltre accadere che vi vengano richiesti chiarimenti o vi vengano mosse contestazioni in merito a determinate operazioni contabili riscontrate dalla curatela.
Anche in questo caso è assolutamente consigliato mostrarsi collaborativi, fornire spiegazioni, ed essere sinceri nel dimostrare la propria buona fede.
Spesso una operazione contabilizzata in maniera errata non implica necessariamente che vi sia un intento fraudolento o la volontà di compiere un atto illecito
Aiutate il curatore a quantificare debiti e i crediti

Una liquidazione giudiziale ha ovviamente un monte debiti (che in gergo tecnico si chiama “stato passivo”) e una serie di crediti da recuperare e incassare.
Sia per i debiti che per i crediti, è utile coadiuvare il curatore, che – come prima accennato – non ha memoria storica delle vicende aziendali passate.
Segnalategli i debiti che sono in contestazione, come ad esempio un fornitore di merce difettosa o un finanziamento bancario a tasso anomalo.
Ricordatevi che quando un debito è in contestazione per ragioni fondate e documentate, non sempre viene ammesso allo stato passivo per l’intero importo.
Queste valutazioni saranno quindi utili sia a voi che al curatore per arrivare alla formazione di un “giusto” stato passivo.
I creditori cercheranno sempre di quantificare il proprio credito nella maniera più alta possibile, e vanno dunque controllati uno ad uno.
Per un’azienda che vanta crediti verso una liquidazione giudiziale ammissione al passivo o non ammissione al passivo rappresenta un fattore determinante, anche per ragioni fiscali.
Parimenti, è consigliabile essere di aiuto al curatore per il recupero crediti, soprattutto aiutandolo a identificare quei soggetti che non pagano per puro pretesto.
Spesso infatti i clienti approfittano della liquidazione giudiziale per non pagare il dovuto, adducendo scuse e dichiarandosi in stato di crisi o di difficoltà.
Grazie al vostro aiuto il curatore riuscirà a valutare in maniera corretta crediti e debiti, evitando spiacevoli lungaggini e diminuendo notevolmente il rischio di contenziosi.
Valutare erroneamente debiti e nei crediti può infatti portare alla nascita di contenziosi, i quali hanno un enorme influenza su quanto dura la liquidazione giudiziale.
Abbiate la giusta attitudine

Una liquidazione giudiziale non è qualcosa da cui fuggire, bensì una sfida da affrontare, una fase difficile da cui uscire.
Quasi sempre si tratta di un procedimento irreversibile: è dunque essenziale essere realistici e non farsi illusioni che la liquidazione giudiziale si interrompa.
E’ sì vero che il sopraggiungere di nuovi elementi non considerati all’epoca di apertura della procedura può teoricamente portare alla revoca della liquidazione giudiziale.
Ma è bene precisare che si tratta di ipotesi più unica che rara, per cui in una liquidazione giudiziale l’interruzione del processo non avviene quasi mai.
Esiste tuttavia un caso (non in frequente) nel quale la liquidazione giudiziale può evolversi e condurre teoricamente la società al ritorno in bonis.
Tale caso si verifica qualora venga presentata e portata a buon fine (da un terzo soggetto, detto “assuntore”) una procedura di concordato nella liquidazione giudiziale.
Se pensi che la tua azienda debba essere assistita in un percorso di liquidazione giudiziale in proprio, o nei rapporti con un curatore già nominato, contattaci.
Saremo lieti di svolgere una pre-analisi della tua situazione e suggerirti il percorso più adatto alle tue esigenze e al tuo budget.