Liquidazione controllata: si perde la casa?

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Facciamo una premessa fondamentale: quando i debiti sono ormai scaduti e non esistono concretamente le risorse per pagarli, il rischio di perdere la casa è già molto elevato.

I creditori possono infatti procedere al pignoramento dell’immobile e alla successiva vendita all’asta.

E c’è un problema ulteriore: il ricavato della vendita potrebbe non essere sufficiente a soddisfare integralmente tutti i creditori. In questo caso il debitore rischia non soltanto di perdere la casa, ma anche di rimanere esposto per i debiti residui.

È proprio in situazioni come questa che può essere valutata una procedura di sovraindebitamento di natura liquidatoria: la liquidazione controllata.

Ma che cosa succede alla casa se si accede alla liquidazione controllata?

La risposta è molto chiara: se il debitore è proprietario di un immobile, la casa rientra nel patrimonio della liquidazione controllata ed è destinata alla vendita.

Questo vale anche quando si tratta della prima casa o dell’abitazione principale del debitore e della sua famiglia.

La liquidazione controllata, infatti, è una procedura prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che consente al soggetto sovraindebitato di mettere a disposizione il proprio patrimonio per soddisfare, almeno in parte, i creditori e poter arrivare alla liberazione dai debiti residui attraverso l’esdebitazione.

Vediamo quindi cosa accade concretamente quando nel patrimonio è presente una casa.

LA PRIMA CASA PUO’ ESSERE ESCLUSA DALLA LIQUIDAZIONE CONTROLLATA?

No. La prima casa non è esclusa dalla liquidazione controllata per il semplice fatto di essere l’abitazione principale del debitore.

L’art. 268 del Codice della crisi prevede alcune categorie di beni e crediti che non sono compresi nella liquidazione, ma tra queste eccezioni non rientra l’abitazione di proprietà.

Sono invece esclusi, ad esempio, i crediti impignorabili e, entro determinati limiti, stipendi, pensioni, salari e quanto il debitore guadagna con la propria attività.

In particolare, per quanto riguarda il reddito mensile, il Giudice stabilisce quale somma debba rimanere nella disponibilità del debitore per consentire il mantenimento suo e della sua famiglia.

La logica della liquidazione controllata è quindi diversa: il debitore mette a disposizione dei creditori il proprio patrimonio liquidabile, mentre conserva quanto la legge ritiene necessario per le esigenze essenziali della vita quotidiana.

Una disciplina particolare riguarda gli immobili costituiti in fondo patrimoniale, che – a certe condizioni – possono essere esclusi dalla liquidazione controllata.

Riferimento normativo 

Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza – Art. 268, comma 4

COME VIENE VENDUTA LA CASA NELLA LIQUIDAZIONE CONTROLLATA?

Con l’apertura della procedura viene nominato un liquidatore, al quale spetta l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio della liquidazione.

Se tra questi beni è presente un immobile, il liquidatore procede alla sua liquidazione secondo le regole previste dal Codice della crisi.

La vendita avviene nell’ambito della procedura e il ricavato viene utilizzato per soddisfare i creditori secondo le rispettive cause di prelazione.

L’art. 275 CCII stabilisce infatti che alle vendite della liquidazione controllata si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per le vendite nella liquidazione giudiziale.

Riferimento normativo 

Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza – Art. 275

DEVO LASCIARE IMMEDIATAMENTE LA CASA?

Non necessariamente.

Bisogna distinguere tra la perdita della proprietà dell’immobile e il momento in cui il debitore deve effettivamente lasciare l’abitazione.

L’apertura della liquidazione controllata non significa necessariamente che il debitore e la sua famiglia debbano abbandonare la casa il giorno successivo.

La giurisprudenza ha riconosciuto, in presenza dei relativi presupposti, la possibilità per il debitore di continuare ad abitare nell’immobile fino alla sua effettiva liquidazione.

Questo, però, non significa che la casa venga sottratta alla procedura: l’immobile rimane destinato alla vendita.

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PERDERE LA CASA SIGNIFICA ANCHE PERDERE IL VANTAGGIO DELLA PROCEDURA?

È proprio questo il punto sul quale deve concentrarsi la valutazione.

La liquidazione controllata comporta un sacrificio patrimoniale importante: chi possiede una casa deve essere consapevole che l’immobile verrà liquidato.

In cambio, però, la procedura può consentire al debitore sovraindebitato, quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge, di ottenere l’esdebitazione, cioè la liberazione dai debiti rimasti insoddisfatti.

Per questo motivo la domanda da porsi non è soltanto “perderò la casa?”, ma anche:

“Qual è la mia situazione patrimoniale e debitoria complessiva e quale soluzione mi permette realmente di uscire dal sovraindebitamento?”

La risposta richiede un’analisi preventiva del patrimonio, dei redditi, dell’ammontare e della natura dei debiti e delle eventuali procedure esecutive già in corso.

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Se hai molti debiti e possiedi una casa, è fondamentale valutare attentamente le conseguenze della procedura sul tuo patrimonio.

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