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Il pignoramento presso terzi rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci utilizzati da Agenzia Entrate Riscossione per recuperare cartelle esattoriali e altri debiti fiscali.
Molti contribuenti scoprono l’esistenza di questa procedura solo quando ricevono un atto di pignoramento presso terzi oppure quando si accorgono che il proprio conto corrente è stato bloccato, che una parte dello stipendio non viene più accreditata o che un cliente ha effettuato un pagamento direttamente all’agente della riscossione.
Le novità introdotte nel 2026 rendono questa procedura ancora più incisiva, soprattutto nei confronti di professionisti, lavoratori autonomi e soggetti che intrattengono rapporti economici con la Pubblica Amministrazione.
In questa pagina trovi anche il video YouTube dedicato all’argomento e, a fondo articolo, sarà presto online la puntata del podcast “Soluzioni ai debiti” dedicata al pignoramento presso terzi da Agenzia Entrate Riscossione.
- IN QUESTA GUIDA SCOPRIRAI
- Cos'è il pignoramento presso terzi
- Come Agenzia Entrate Riscossione può individuare i tuoi clienti grazie alle fatture elettroniche
- Cosa cambia nel 2026 per professionisti e Pubbliche Amministrazioni
- Quali sono le conseguenze di un pignoramento
- Come bloccare un pignoramento presso terzi
- Quando può essere utile una rateizzazione
- Quando valutare una procedura di sovraindebitamento
COS’È IL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI
Prima di capire come difendersi, è utile comprendere in cosa consiste il pignoramento presso terzi e perché Agenzia Entrate Riscossione dispone di strumenti particolarmente efficaci rispetto agli altri creditori.
Il pignoramento presso terzi è una procedura esecutiva attraverso la quale il creditore non agisce direttamente sui beni del debitore, ma si rivolge ad un soggetto terzo che deve corrispondergli delle somme.
Il soggetto terzo può essere:
- una banca;
- un datore di lavoro;
- un cliente;
- una Pubblica Amministrazione;
- qualsiasi altro soggetto che debba effettuare un pagamento al debitore.
Nel linguaggio tecnico questo soggetto prende il nome di “terzo pignorato”.
Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, il procedimento presenta caratteristiche particolarmente aggressive rispetto a quelle normalmente previste per i creditori privati.
COSA SUCCEDE CON IL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?
Per comprendere bene il meccanismo conviene partire da alcuni esempi pratici.
Se il debitore percepisce uno stipendio, il terzo pignorato sarà il datore di lavoro.
Se il debitore possiede disponibilità liquide depositate presso una banca, il terzo pignorato sarà l’istituto di credito.
Se invece il debitore svolge un’attività professionale o imprenditoriale, il terzo pignorato potrà essere il cliente che deve pagare una fattura.
Dopo la notifica del pignoramento presso terzi, il soggetto destinatario dell’atto deve rendere la cosiddetta dichiarazione del terzo pignorato, comunicando se esistano o meno somme dovute al debitore.
Se la risposta è positiva, quelle somme diventano indisponibili e possono essere destinate alla soddisfazione del credito fiscale.
Perché Agenzia Entrate Riscossione è più forte degli altri creditori?
Questo è uno degli aspetti meno conosciuti.
A differenza dei creditori ordinari, Agenzia Entrate Riscossione può procedere al pignoramento presso terzi senza dover ottenere preventivamente un provvedimento del giudice.
Ciò rende il procedimento molto più rapido e molto più difficile da contrastare una volta avviato.
Per questo motivo è fondamentale monitorare la propria posizione debitoria e intervenire prima che venga attivata la procedura esecutiva.
COME FUNZIONA IL NUOVO PIGNORAMENTO PRESSO TERZI CON LE NOVITÀ 2026?
Le novità introdotte nel 2026 rafforzano ulteriormente la capacità di recupero dell’agente della riscossione.
In particolare, due interventi meritano attenzione:
- il potenziamento delle informazioni derivanti dalle fatture elettroniche;
- il nuovo sistema di controlli sui professionisti che ricevono pagamenti da Pubbliche Amministrazioni.
Entrambe le novità hanno un obiettivo molto chiaro: individuare con maggiore precisione i soggetti che devono pagare il contribuente e agire direttamente presso di loro.
FATTURE ELETTRONICHE E NUOVI CONTROLLI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Una delle novità più rilevanti riguarda la condivisione delle informazioni presenti nelle fatture elettroniche.
L’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione di Agenzia Entrate Riscossione:
- il numero delle fatture emesse;
- il valore complessivo dei corrispettivi;
- il numero delle fatture scambiate con il medesimo cliente;
- le informazioni riferite agli ultimi sei mesi.
Questa novità consente all’agente della riscossione di comprendere non soltanto chi siano i clienti del debitore, ma anche quanto intenso e continuativo sia il rapporto commerciale.
In altre parole, il sistema è progettato per individuare con maggiore precisione i terzi maggiormente “aggredibili”.
Esempio pratico
Immaginiamo un soggetto a partita IVA che lavora prevalentemente con due società.
Attraverso i dati delle fatture elettroniche, Agenzia Entrate Riscossione può individuare facilmente tali rapporti e valutare l’opportunità di avviare un pignoramento presso terzi direttamente nei confronti dei clienti.
La probabilità di recuperare il credito fiscale aumenta notevolmente.
Per il titolare di partita IVA, invece, aumenta il rischio di vedersi bloccare una parte significativa dei propri incassi.
- ATTENZIONE AI PROFESSIONISTI CHE LAVORANO CON LA P.A.
PROFESSIONISTI E PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: COSA CAMBIA DAL 15 GIUGNO 2026
Una delle novità più discusse riguarda i professionisti che vantano crediti nei confronti di Pubbliche Amministrazioni o società a totale partecipazione pubblica.
Dal 15 giugno 2026 entrano infatti in vigore controlli particolarmente incisivi.
La Pubblica Amministrazione, prima di effettuare il pagamento di un compenso professionale, deve verificare la presenza di eventuali debiti iscritti a ruolo nei confronti di Agenzia Entrate Riscossione.
La vera novità consiste nel fatto che, se tali debiti sono oltre 5.000 euro, la Pubblica Amministrazione non deve attendere alcun atto di pignoramento presso terzi.
Può infatti procedere direttamente al versamento delle somme in favore dell’agente della riscossione.
In molti casi una rateizzazione può consentire di evitare gli effetti più gravi della procedura. Per approfondire puoi leggere la nostra guida dedicata alle nuove agevolazioni sulle rateizzazioni fiscali.
Il professionista rischia di non incassare il compenso
Supponiamo che un professionista debba ricevere un pagamento di 4.000 euro da un Comune.
Se dalla verifica emerge una posizione debitoria superiore alle soglie previste dalla legge (cartelle esattoriali superiori a 5.000 euro), la Pubblica Amministrazione potrà versare direttamente ad Agenzia Entrate Riscossione tutto o parte dell’importo dovuto.
Al professionista verrà corrisposta soltanto l’eventuale eccedenza.
Si tratta di un meccanismo estremamente severo che limita fortemente le possibilità di reazione del professionista.
Un sistema che ricorda il “solve et repete”
Molti commentatori hanno osservato come questa disciplina presenti alcune analogie con il vecchio principio del “solve et repete” (dichiarato incostituzionale oltre 60 anni fa).
In pratica il professionista rischia di subire la perdita del compenso prima ancora di poter contestare efficacemente l’esistenza o la legittimità del debito.
Per questo motivo diventa fondamentale verificare per tempo la propria posizione presso Agenzia Entrate Riscossione.
In sintesi, il nuovo regime sottrae somme automaticamente ai professionisti, senza dargli la possibilità di reagire o ribattere.
I TRE LIVELLI DI VERIFICA PREVISTI DALLA NORMATIVA
La normativa prevede tre differenti livelli di controllo da parte della Pubblica Amministrazione.
Primo livello: pagamenti superiori a 5.000 euro
Riguarda pagamenti effettuati a:
- imprese;
- professionisti;
- privati cittadini;
- altri soggetti.
di ammontare superiore a 5000 euro.
Se la Pubblica Amministrazione scopra che il destinatario del pagamento ha debiti per cartelle esattoriali superiori a 5.000 euro, il pagamento viene sospeso.
Tuttavia il contribuente mantiene un margine di difesa.
Infatti l’agente della riscossione dispone di 60 giorni per notificare l’atto di pignoramento presso terzi.
Durante tale periodo il debitore può tentare di regolarizzare la propria posizione.
Secondo livello: dipendenti pubblici
Riguarda pagamenti superiori a 2.500 euro che la Pubblica Amministrazione effettua ai propri dipendenti.
Anche in questo caso opera il meccanismo ordinario con il termine di 60 giorni, come spiegato nel paragrafo precedente.
Terzo livello: professionisti
È il regime più severo.
Per i professionisti la verifica viene effettuata su qualsiasi pagamento, anche inferiore a 5000 euro.
In presenza di debiti superiori a 5.000 euro, la Pubblica Amministrazione non deve attendere alcun pignoramento.
Può procedere immediatamente al pagamento in favore di Agenzia Entrate Riscossione.
Si tratta della novità che ha suscitato le maggiori perplessità tra gli operatori del settore.
In sintesi, rispetto agli altri contribuenti, l’Agenzia delle Entrate sembra dedicare ai professionisti un trattamento molto più severo, per ragioni ad oggi sconosciute.
- LE 4 CONSEGUENZE PRINCIPALI
QUALI SONO LE CONSEGUENZE DI UN PIGNORAMENTO?
Le conseguenze possono essere molto più gravi di quanto normalmente si immagini.
1. Indisponibilità delle somme
La prima conseguenza è la perdita immediata della disponibilità delle somme pignorate.
E nel caso di partite IVA il problema può diventare particolarmente grave.
Infatti, a differenza di quanto accade per la busta paga o la pensione, non esistono limiti idonei a garantire un minimo sostentamento.
Chi lavora con pochi clienti può trovarsi improvvisamente senza liquidità.
2. Danno di immagine
Un pignoramento presso terzi non resta confinato al rapporto tra debitore e Fisco.
Coinvolge necessariamente soggetti esterni:
- clienti;
- banche;
- datori di lavoro;
- Pubbliche Amministrazioni.
Ciò può generare un danno reputazionale non trascurabile, con conseguenze sulle opportunità lavorative future.
3. Tasse su somme mai incassate
Questo è uno degli effetti più paradossali.
La fattura emessa produce comunque effetti fiscali, perché crea base imponibile (cioè reddito tassabile).
Pertanto il professionista potrebbe trovarsi a pagare imposte su compensi che non ha mai materialmente incassato perché destinati all’agente della riscossione.
Una situazione che molti contribuenti potrebbero egregiamente definire con una (poco tecnica ma molto eloquente) espressione: “cornuto e mazziato”.
4. Paralisi dell’attività imprenditoriale o professionale
Quando il pignoramento colpisce la principale fonte di incasso, il rischio è quello di compromettere la prosecuzione stessa dell’attività.
Senza liquidità diventa difficile sostenere:
- affitti;
- fornitori;
- collaboratori;
- spese correnti.
In sintesi, le conseguenze negative di un pignoramento sono sia danni di immagine che danni finanziari.
QUANDO ARRIVA LA NOTIFICA DEL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?
Normalmente il pignoramento presso terzi viene preceduto dalla notifica dell’atto al debitore e al terzo pignorato.
Tuttavia, come abbiamo visto sopra, le nuove regole introdotte per alcuni pagamenti professionali effettuati da Pubbliche Amministrazioni consentono il versamento diretto ad Agenzia Entrate Riscossione senza attendere il tradizionale atto di pignoramento.
È proprio questo uno degli aspetti più innovativi e controversi della riforma.
I PROFESSIONISTI FORFETTARI SONO COINVOLTI?
La disciplina presenta alcuni profili interpretativi ancora oggetto di discussione.
Secondo una delle letture più diffuse, il nuovo regime speciale potrebbe non trovare applicazione nei confronti dei contribuenti in regime forfettario.
La questione merita comunque particolare attenzione e richiede valutazioni caso per caso.
COSA SUCCEDE AI RIMBORSI SPESE?
La normativa sembra includere nel sistema di verifica anche somme che non costituiscono base imponibile e non sono soggette a ritenuta fiscale.
Diversa potrebbe essere la situazione delle spese anticipate in nome e per conto del cliente.
Si pensi ad esempio:
- al contributo unificato anticipato da un avvocato;
- ad alcune spese sostenute da un notaio per conto del cliente.
Secondo una parte della dottrina tali somme non dovrebbero rientrare nel meccanismo di controllo.
QUANTO DURA IL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI E QUANDO PERDE EFFICACIA?
Quanto dura un pignoramento presso terzi?
Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione, il pignoramento presso terzi promosso da Agenzia Entrate Riscossione non produce effetti illimitati nel tempo.
L’efficacia del pignoramento presso terzi permane per la durata di 60 giorni.
Si tratta di una pronuncia particolarmente importante perché chiarisce un aspetto sul quale, fino ad oggi, esistevano numerosi dubbi interpretativi.
Di conseguenza, tutte le somme che affluiscono durante i 60 giorni sono vincolate all’Agenzia delle Entrate Riscossione, mentre quelle eventualmente riscosse dopo i 60 giorni devono essere restituite al debitore.
Se Agenzia Entrate Riscossione vuole estendere questo lasso di tempo oltre i 60 giorni, deve richiedere autorizzazione al Giudice, e dunque seguire la strada “ordinaria” del pignoramento presso terzi.
Che succede se il terzo pignorato non versa le somme ad Agenzia Entrate Riscossione?
Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione, il buon esito del pignoramento presso terzi deriva dalla “collaborazione” del terzo, che dovrebbe versare ad Agenzia Entrate Riscossione le somme.
Se il terzo non collabora e non versa tali somme, in questo caso Agenzia Entrate Riscossione non può limitarsi a pretendere il pagamento, ma dovrà ricorrere agli ordinari strumenti giudiziali per ottenere quanto dovuto..
Se il terzo è la Pubblica Amministrazione, questo atteggiamento di non collaborazione potrebbe dare luogo a responsabilità del funzionario competente.
Questa pronuncia conferma quanto sia importante non limitarsi a subire il pignoramento presso terzi, ma valutare tempestivamente gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione del debitore per interrompere o gestire la procedura.
In sintesi, la durata del pignoramento è soggetto a una finestra temporale di 60 giorni, decorsi i quali lo stesso perde di efficacia.
- LE 2 POSSIBILI SOLUZIONI
COME BLOCCARE UN PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?
Se hai già ricevuto un pignoramento presso terzi, la regola fondamentale è una sola: non aspettare.
Più si interviene tempestivamente, maggiori sono le possibilità di individuare una soluzione efficace.
Se vuoi approfondire le possibili soluzioni difensive, puoi leggere anche la nostra guida dedicata a come bloccare un pignoramento da Agenzia Entrate Riscossione.
Prima soluzione: la rateizzazione
Quando il debito è sostenibile, una rateizzazione può consentire di evitare o interrompere gli effetti più gravi della riscossione.
Spesso una rateizzazione ottenuta su un lasso di tempo lungo può consentire di avviare un piano di rientro dal debito con una rata mensile sostenibile.
Se vuoi approfondire l’argomento puoi consultare anche la nostra guida dedicata alle nuove agevolazioni introdotte dal 2025 in materia di rateizzazione dei debiti fiscali.
Seconda soluzione: il sovraindebitamento
Quando il debito è troppo elevato per essere gestito con una semplice rateizzazione, può essere opportuno valutare gli strumenti previsti dal Codice della crisi.
Tra questi:
- concordato minore;
- liquidazione controllata;
- ristrutturazione dei debiti del consumatore
- procedura dell’incapiente
Queste procedure possono consentire il blocco delle azioni esecutive e una gestione del debito sotto il controllo dell’autorità giudiziaria.
Per approfondire puoi leggere anche la nostra guida su come bloccare un pignoramento da Agenzia Entrate Riscossione.
In sintesi, le soluzioni esistono e vanno scelte sulla base di quanto è realistico e sostenibile il rientro graduale del debito.
FAQ
Cos’è il pignoramento presso terzi?
È una procedura esecutiva con cui il creditore agisce sulle somme che un soggetto terzo deve al debitore.
Agenzia Entrate Riscossione può pignorare direttamente?
Sì. In molti casi può procedere senza ottenere preventivamente un provvedimento del giudice.
Cosa succede se il mio cliente riceve un atto di pignoramento?
Il cliente può essere obbligato a versare direttamente all’agente della riscossione le somme dovute.
Posso bloccare un pignoramento presso terzi?
In molti casi sì, attraverso una rateizzazione o mediante una procedura di sovraindebitamento.
Le nuove regole riguardano anche le fatture già emesse?
Sì. Per alcuni controlli (ad esempio i pagamenti della PA ai lavoratori autonomi professionisti) rileva il momento del pagamento e non quello della fatturazione.
Agenzia Entrate Riscossione può pignorare una fattura non ancora pagata?
Sì. Se individua un cliente che deve ancora effettuare il pagamento, può avviare una procedura presso terzi e ottenere il versamento direttamente dal cliente.
La Pubblica Amministrazione può pagare direttamente Agenzia Entrate Riscossione?
Sì. Per alcune categorie di professionisti e in presenza dei requisiti previsti dalla legge, la Pubblica Amministrazione può versare direttamente le somme all’agente della riscossione senza attendere l’atto di pignoramento presso terzi.
Posso continuare a lavorare se subisco un pignoramento presso terzi?
Dipende dall’entità del pignoramento e dalla struttura della tua attività. Tuttavia, per molte partite IVA il blocco degli incassi (se totale o rilevante) può compromettere seriamente la prosecuzione dell’attività.
La rateizzazione blocca il pignoramento presso terzi?
In molti casi sì, purché venga richiesta e mantenuta regolarmente prima che la situazione degeneri.
PERCHÉ È IMPORTANTE INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE
Le novità introdotte nel 2026 rendono il pignoramento presso terzi uno strumento ancora più incisivo nelle mani di Agenzia Entrate Riscossione.
Particolare attenzione meritano i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione e i soggetti che emettono fatture elettroniche verso un numero limitato di clienti.
Se ritieni di essere esposto a questo rischio, è importante verificare per tempo la tua posizione debitoria e valutare le possibili soluzioni prima che venga avviata una procedura esecutiva.
GUARDA IL VIDEO YOUTUBE E ASCOLTA IL PODCAST
In questa guida hai trovato una sintesi scritta dell’argomento.
Se preferisci una spiegazione più pratica e discorsiva, puoi guardare il video YouTube dedicato al pignoramento presso terzi da Agenzia Entrate Riscossione presente in questa pagina.
Se invece preferisci ascoltare i contenuti mentre sei in auto, al lavoro o durante una passeggiata, puoi ascoltare anche la puntata del podcast “Soluzioni ai debiti” dedicata allo stesso argomento, a breve disponibile su questa pagina.
HAI BISOGNO DI ASSISTENZA?
Se stai leggendo questa guida perché hai appena ricevuto un atto di pignoramento presso terzi, probabilmente la tua preoccupazione principale è capire cosa puoi fare concretamente perchè temi che Agenzia Entrate Riscossione possa agire nei confronti dei tuoi clienti, della tua banca o del tuo datore di lavoro.
È proprio per questo che offriamo una pre-analisi della situazione, richiedibile tramite la sezione contatti del sito. Agire tempestivamente può fare la differenza tra subire un pignoramento e riuscire a gestire il debito con strumenti previsti dalla legge.
Valuteremo insieme se esistono strumenti come la rateizzazione, il concordato minore o la liquidazione controllata per proteggere la tua attività e gestire il debito in modo sostenibile.
Intervenire tempestivamente può fare la differenza tra subire passivamente la procedura e gestire il debito attraverso strumenti più sostenibili.